Suor Paola, il catechismo e il pallone. «La Lazio è la mia seconda fede»
di
Carlo Varengo
È morta a 77 anni, fu il volto televisivo di "Quelli che il calcio". La religiosa è stata maestra elementare e ha creato una casa famiglia per ragazze madri e detenuti nei loro percorsi di recupero

«A Suor Pà, ma domenica la Lazio vince?» gli domandava il tifoso laziale che fino a poco tempo fa la incontrava per le strade di Roma. E lei trattenendo lo scongiuro sospirava: «Siamo nelle mani del Signore». Questo è uno dei tanti siparietti che hanno accompagnato la suora più popolare d’Italia, la supertifosa della Lazio suor Paola. Calabrese, di Roccella Jonica, battezzata Rita D’Auria, suor Paola si è spenta a 77 anni. Un volto popolare, la suora laziale è diventata celebre grazie alla convocazione televisiva di Fabio Fazio che nel 1993 la chiamò alla trasmissione Rai "Quelli che… il calcio" di cui suor Paola è stata ospite fissa fino al 2005. «Il calcio e la Lazio sono la mia seconda fede» ripeteva ironica dal suo convento delle Suore Scolastiche francescane di Cristo Re. Una maestra di vita e anche di scuola elementare all’Istituto Sacro Cuore di Gesù alla Farnesina. “Catechismo e pallone” i due comandamenti di suo Paola che la passione per il calcio l’ha fatta anche diventare allenatrice. In missione per conto di Dio, nella capitale, con la sua la Onlus So.Spe (Solidarietà e Speranza) fondata nel 1998 nel quartiere Bravetta, ha dedicato l’intera vita al sostegno e il recupero dei detenuti e delle persone che avevano subito violenza creando una casa famiglia in cui ha accolto decine di ragazze madri e i loro bambini avviati ovviamente al calcio d’oratorio. I piccoli ovviamente oltre alla preghiera venivano indottrinati alla lazialità con gite domenicali all’Olimpico per seguire le partite dei biancoazzurri. Un autentico “Lazio club suor Paola” accolto dal presidente Claudio Lotito, profondamente religioso e molto legato alla figura di suor Paola, al punto da far mettere sulle maglie della squadra lo sponsor solidale So.Spe "Solidarietà e speranza". Solidarietà l’ha ricevuta da tutto il calcio italiano, da campioni del mondo come Buffon e Del Piero. Alla So.Spe ha fatto entrare persino i “nemici” romanisti, come Damiano Tommasi, l’anima candida giallorossa, ora sindaco di Verona, da sempre grande amico di suor Paola con cui ha collaborato a tanti progetti. Un legame forte e speciale è quello che ha tenuto con tutti i campioni della Lazio, da Beppe Signori fino a capitan Zaccagni al quale alla vigilia degli ultimi Europei suor Paola scrisse una lettera aperta: «Quest’anno sarai l’unico laziale a rappresentare i nostri colori in una manifestazione così importante per l’Italia. Da tifosa ti auguro ogni bene, ma anche sotto il punto di vista privato e personale, avendo tu una meravigliosa famiglia». In un Europeo tutto da dimenticare per la Nazionale di Luciano Spalletti l’unico lampo nel buio fu l’eurogol di Zaccagni che servì almeno a pareggiare con la Croazia e a superare la fase a gironi. Oggi tutto il calcio piange suor Paola che per l’impegno costante si era guadagnata anche il titolo di Ufficiale al merito della Repubblica Italiana. Suor Paola lascia tanti figli e nipoti raccolti per la strada, provenienti dagli angoli più poveri della terra. «È stata una “Madre Teresa” romana» dicono quelli che gli sono stati vicini fino all’ultimo respiro. «Una Madre Teresa laziale», puntualizza il tifoso che vuole rimanere anonimo, mentre il presidente Lotito la saluta a nome di tutta la Lazio: «Il vuoto che lascia suor Paola nei nostri cuori è immenso, ma la sua eredità di fede e benevolenza continuerà a ispirarci e a guidarci».
un giorno fa
I tempi lunghi della pace di Trump costano quattro morti ucraini al giorno
È la più inutile «dell’inutile strage» che di per se è la guerra. Quella perpetrata per accumulare vittime sul tavolo della pace, imminente o presunta tale. Come i politologi insegnano, quando le trattative avvengono senza un reale cessate il fuoco, i combattimenti si fanno più intensi e letali. Ogni contendente cerca di guadagnare posizioni sul terreno per avere maggiore potere in sede negoziale. Per questo, i mediatori sanno che è fondamentale abbreviare questa fase il più possibile in modo da ridurre le perdite.
È la più inutile «dell’inutile strage» che di per se è la guerra. Quella perpetrata per accumulare vittime sul tavolo della pace, imminente o presunta tale. Come i politologi insegnano, quando le trattative avvengono senza un reale cessate il fuoco, i combattimenti si fanno più intensi e letali. Ogni contendente cerca di guadagnare posizioni sul terreno per avere maggiore potere in sede negoziale. Per questo, i mediatori sanno che è fondamentale abbreviare questa fase il più possibile in modo da ridurre le perdite.
un giorno fa
Il senatore Cory Booker attacca Trump per 24 ore e 20 minuti e batte ogni record
Il senatore democratico Cory Booker ha battuto il record del discorso più lungo al Senato degli Stati Uniti, pronunciandosi contro le politiche di Donald Trump per oltre 24 ore e 20 minuti. Il discorso “maratona” del senatore del New Jersey (nord-est) è stato fatto senza pause per esigenze naturali o la possibilità di sedersi, come richiesto dalle regole del Senato degli Stati Uniti.
Ha cancellato il record del 1957 di Strom Thurmond, un senatore della Carolina del Sud favorevole alla segregazione che si oppose a una legge storica sui diritti civili. Prima di Booker, il discorso più' lungo mai pronunciato al Senato era stato quello di Strom Thurmond della Carolina del Sud, che aveva parlato e inveito per 24 ore e 18 minuti contro la legge sui diritti civili del 1957. Ieri sera, il senatore dem Booker lo ha superato per 2 minuti, totalizzando 24 ore e 20 minuti di intervento senza neanche una pausa per andare al bagno e rimanendo sempre in piedi, così' come previsto dal regolamento.
"Mi alzo stasera perché credo sinceramente che il nostro Paese sia in crisi" ha detto il 55enne senatore del New Jersey all'inizio del discorso. "Questi non sono tempi normali in America" ha aggiunto. Booker, ex candidato alla presidenza, ha preso la parola in aula alle 19 di lunedì e per ore si è scagliato contro le politiche radicali di riduzione dei costi di Trump, che hanno portato il suo principale consigliere, Elon Musk, l'uomo più ricco del mondo, a eliminare programmi governativi senza il consenso del Congresso. "Gli americani di ogni provenienza sopportano inutili difficoltà, ha denunciato. E alcune istituzioni "uniche del nostro Paese" vengono attaccate "in modo sconsiderato e, direi, persino incostituzionale" ha proseguito. "In soli 71 giorni, il presidente degli Stati Uniti ha inflitto grandi danni alla sicurezza degli americani, alla stabilità finanziaria e alle fondamenta della nostra democrazia" ha protestato.
Il senatore dem ha invocato i Padri fondatori che nei Federalist Papers hanno scritto: "Se gli uomini fossero angeli, non sarebbe necessario alcun governo". Booker ha aggiunto: "Il nostro presidente però non è un angelo". Un lungo applauso dei colleghi dem ha accolto il momento in cui Booker ha finito di parlare dopo aver battuto il record. "Quello che hai fatto oggi, senatore Booker, non potrebbe essere più diverso da ciò che accadde in quest'aula nel 1957. Strom Thurmond si opponeva a un progresso inevitabile. Oggi tu non ti stai opponendo al progresso, ma alla ritirata", ha detto il collega del Connecticut, Chris Murphy.
Visibilmente stanco ma ancora pieno di energia, l'afro-americano Booker ha evocato la legacy del leader dei diritti civili John Lewis. "Questo è uno di quei momenti in cui Lewis non sarebbe rimasto fermo. Non so cosa direbbe in questo momento", ma "direbbe qualcosa, farebbe qualcosa".
Poiché il suo discorso non è stato pronunciato durante una votazione su un disegno di legge, non si tratta tecnicamente di un ostruzionismo o di un “filibuster” per scavalcare i blocchi previsto dal regolamento. Ma è la prima volta, durante il mandato di Trump, che i democratici ostacolano il Senato in qualche modo.
I democratici del Congresso, in minoranza sia al Senato che alla Camera, sono alla ricerca di modi per contrastare gli sforzi di Trump di ridurre le dimensioni del governo, aumentare le deportazioni dei migranti e smantellare gran parte delle norme politiche del Paese. "Voglio solo ringraziarla per aver vegliato per il Paese tutta la notte", ha detto il senatore Raphael Warnock a Booker. Il senatore dem oltre a criticare le politiche di Trump, ha impiegato parte delle ore del suo intervento anche recitando poesie, parlando di sport e rispondendo alle domande dei colleghi.
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