Suicidio assistito, entra in vigore la legge della Regione
di
Davide Tizzo
Pubblicata sul Bollettino ufficiale regionale, la norma sulle scelte di fine vita ora potrebbe essere impugnata dal Governo, che ha 60 giorni per farlo

Con la pubblicazione lunedì 17 marzo sul Bollettino ufficiale della Regione Toscana, poco più di un mese dopo l'approvazione in Consiglio regionale è entrata in vigore la legge numero 16 (che reca la data del 14 marzo) su "Modalità organizzative per l'attuazione della sentenza della Corte costituzionale n.242/2019 e 135/2024". Due le conseguenze immediate: la vigenza delle norme che introducono l'aiuto al suicidio come prestazione delle istituzioni sanitarie toscane, al pari di qualunque altra; e il via al calendario che dà tempo 60 giorni al Governo per impugnare la legge davanti alla Corte costituzionale per conflitto di attribuzioni. Una mossa probabile anche perché il Senato sta discutendo la legge che dovrebbe offrire il quadro per qualsiasi "modalità organizzative" sul territorio, senza la quale dunque è evidente che ogni decisione locale non abbia fondamenta giuridiche. La sentenza della Corte infatti può "coprire" fino al varo di una norma da parte del Parlamento singoli episodi ma non ha creato un percorso per chiunque, soddisfacendo le condizioni fissate dagli stessi giudici costituzionali, vuole accedere alla morte medicalmente assistita. Non esiste, in altre parole, alcun "diritto di morire" fissato dalla Consulta, come essa stessa peraltro ha affermato nelle sue sentenze.
Nei giorni precedenti alla pubblicazione del provvedimento toscano il Collegio di garanzia della Regione, organo ausiliario territoriale chiamato a valutare la conformità allo Statuto delle leggi approvate dal Consiglio a Firenze, aveva deciso all'unanimità che la legge sul suicidio assistito approvata dall'assemblea l’11 febbraio «non presenta le violazioni statutarie prospettate e che dunque, in relazione ai profili contestati, è conforme allo Statuto», come si legge nella decisione presa dal Collegio che si era riunito per esaminare il ricorso presentato dal centrodestra. Il 15 febbraio FI, FdI e Lega avevano presentato formale ricorso al Collegio di garanzia chiedendo di valutare se la norma sul suicidio medicalmente assistito «in assenza di una legge statale che assicuri la necessaria uniformità» risultasse «conforme allo Statuto della Regione Toscana con il riparto di competenze legislative previsto in Costituzione». Il ricorso aveva doverosamente congelato l’entrata in vigore della legge.
L'organismo regionale di garanzia aveva 30 giorni di tempo per prendere una decisione: se si fosse espresso a favore dei ricorrenti, l'intera procedura che ha portato all'approvazione della legge sarebbe stata annullata. Con la decisione odierna, invece, si dà il via libera alla promulgazione della legge.
Il ricorso dell’opposizione era motivato dal fatto che la materia del fine vita non è di competenza regionale: la stessa Corte costituzionale, sempre citata come stella polare dai fautori della legge, aveva fatto esplicito rimando al Parlamento nazionale per l’elaborazione di una legge senza mai menzionare le Regioni. Argomento che resta valido anche di fronte a chi sostiene – come accaduto per far passare la legge in un Consiglio regionale non convintissimo neppure nella maggioranza – che si trattava”solo” di regolamentare la procedura per erogare il servizio di morte medicalmente assistita. Un servizio che però non può esistere se non c’è una legge a definirlo. E la legge non c’è: i giudici costituzionali hanno solo previsto che ci possa essere una circoscritta area di non punibilità per chi collabora a dare la morte a persone che la chiedono e la cui condizione soddisfa le condizioni che la stessa Corte ha definito come perimetro per una legge che - come detto - può essere solo il Parlamento a varare.
Mentre al Senato si cerca un’intesa ampia su una legge nazionale, la possibilità di provvedimenti locali sul fine vita è tema di dibattito nelle Regioni. Il governatore della Lombardia Attilio Fontana ha scritto al presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga, alla guida del Friuli Venezia Giulia, chiedendo che l’organismo di coordinamento si occupi della questione. Fedriga ha accolto la proposta assicurando che il confronto su una linea comune sarà discusso in una seduta entro fine mese. «È un tema molto delicato che coglie la sensibilità e la formazione di ognuno – ha detto Fedriga –. Le Regioni diranno la loro» anche se «non penso prenderemo una posizione “sì o no”» ma si cercherà piuttosto di capire «all’interno del quadro legislativo, a seguito della sentenza» della Corte costituzionale, «come muoverci in modo coordinato».
Intanto, dopo una prima iniziativa di confronto promossa il 4 marzo dall’Università di Firenze, una nuova proposta di riflessione sul tema del fine vita viene ora avanzata dalle Chiese toscane. Sul tema «Suicidio assisitito: aspetti medici, etici e giuridici» la Conferenza episcopale toscana ha infatti organizzato un convegno per martedì 18 marzo alle ore 18 presso Palazzo Pucci a Firenze (via de Pucci 2). Dopo i saluti introduttivi del presidente della Cet cardinale Augusto Paolo Lojudice, del vescovo delegato per la Pastorale della salute Andrea Migliavacca e dell’arcivescovo di Firenze Gherardo Gambelli, si entrerà nel cuore del tema. Sull’aspetto medico parleranno Guido Miccinesi, medico e responsabile regionale per la Pastorale della salute, e Marco Rossi, medico e direttore dell’Ufficio di Pastorale della salute della diocesi di Arezzo. Sull’aspetto etico interverrà padre Maurizio Faggioni, ordinario di Bioetica alla Pontificia accademia Alfonsiana. Infine dell’aspetto giuridico si occuperà Leonardo Bianchi, docente di Diritto costituzionale all’Università di Firenze. L’incontro potrà essere seguito anche in streaming, sia in diretta che nei giorni successivi, sul canale Youtube di Toscana Oggi.
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